#Covid19 emergenza #carceri appello ai parlamentari


 

APPELLO AI PARLAMENTARI LOMBARDI PER UNA MAGGIORE ATTENZIONE ALL'EMERGENZA CARCERI

PER ADERIRE: anita.pirovano@comune.milano.it

L’acuirsi della situazione di emergenza sanitaria conseguente alla diffusione della pandemia da #Covid19 impone una nuova attenzione alla situazione carceraria. Nella scorsa primavera si è riusciti a contenere la diffusione del contagio all'interno delle carceri lombarde grazie a una combinazione efficace tra interventi interni agli istituti, azioni deflattive contro il sovraffollamento e drastiche chiusure alle possibilità di contatto tra la popolazione detenuta e l’esterno (colloqui con i familiari, ingresso dei volontari, lavoro all'esterno e benefici penitenziari). Oggi la situazione locale (ancor più di quella nazionale) appare drammatica, se si tiene conto della storica condizione di sovraffollamento di alcuni degli istituti che insistono sul nostro territorio. In Regione Lombardia all'inizio del mese si contavano 7.751 detenuti a fronte di 6.156 posti ufficialmente disponibili; nelle sole tre carceri milanesi, 2.925 posti per 3.380 persone detenute (dati ministeriali al 31 ottobre scorso). Dati che nascondono situazioni diversificate, poiché garantire posti adeguati per l’isolamento delle persone detenute positive al Covid19 o in quarantena precauzionale, considerando anche i due hub istituiti nelle due carceri milanesi di San Vittore e Bollate, comporta l’aggravamento delle situazioni di sovraffollamento – e quindi di rischio sanitario – nelle restanti sezioni detentive. Nonostante l’azione costante di prevenzione, monitoraggio e attivazione di nuovi protocolli, il contagio all'interno degli istituti si sta ora diffondendo in maniera assai preoccupante, anche per la repentina crescita dei casi di persone detenute riscontrate positive al Covid19. Secondo gli ultimi dati riportati dal Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, nella sola Regione Lombardia abbiamo raggiunto la quota di 156 persone positive (dato riportato dal Provveditore Buffa il 9 novembre in occasione della seduta Sottocommissione Carceri e pene del Comune di Milano), di cui 5 con necessità di ricorrere al ricovero ospedaliero, e 510 persone detenute in regime di isolamento. Colpisce soprattutto la repentina progressione del numero dei contagiati: solo un mese fa i positivi erano 7. In questa situazione, è necessario rilanciare un appello a introdurre misure urgenti per alleggerire le condizioni di sovraffollamento all'interno degli istituti penitenziari, per ridurre i rischi di diffusione del virus tra una popolazione costretta alla forzata convivenza in spazi detentivi attualmente troppo angusti. Occorre inoltre tenere conto delle necessità aggiuntive di spazi all'interno degli istituti penitenziari per garantire l’isolamento sanitario delle persone detenute già risultate positive o ritenute a rischio. Appare fondamentale ricordare che il rischio di diffusione del contagio in carcere arriva essenzialmente dall'esterno: dagli ingressi in carcere di nuovi arrestati e da chi in carcere lavora e – peraltro - parimenti vive e subisce la gravità della situazione (81 agenti positivi al Covid nella sola città di Milano, secondo i dati forniti dal Garante Maisto). Infatti, mentre l’emergenza sanitaria impone la riduzione al minimo dei contatti della popolazione detenuta con l’esterno, con la conseguente grave interruzione di percorsi trattamentali e delle relazioni familiari, non si interrompe il flusso in ingresso di persone provenienti dalla libertà, a seguito di arresti sul territorio ma anche troppo spesso a seguito dell’emissione di ordini di carcerazione per condanne diventate definitive per reati commessi mesi o anni prima. E’ necessario –invece - preservare l’ingresso agli operatori, anche del III Settore, che assicurano i servizi di inclusione sociale e le attività educative interne agli IIPP, previo verifica della loro negatività al Covid”. Facciamo appello in primis ai parlamentari eletti in Lombardia perché nei prossimi giorni il DL 137/2020 verrà convertito al Senato e riteniamo - contestualmente - debba essere modificato nella direzione che auspichiamo con questo appello. È necessario che le misure adottate dal governo vengano ampliate. Sarebbe innanzitutto opportuno eliminare almeno una parte delle preclusioni all’accesso alla detenzione domiciliare per chi abbia una pena residua fino ai 18 mesi, prima tra tutte quella – irrealistica – della esistenza di braccialetti elettronici. Ancora, con una semplice modifica all’art. 29 (una “o” invece di una “e”) si garantirebbe la possibilità ai detenuti che fruiscono da tempo di permessi oppure di lavoro all'esterno (sono misure in concreto spesso alternative l’una all’altra) di rimanere temporaneamente fuori dagli istituti senza alcun problema di sicurezza, trattandosi – per entrambe le categorie – di persone la cui idoneità al reinserimento in società è stata già messa alla prova. Ancora, si potrebbe ridurre la popolazione carceraria per chi abbia un residuo di pena breve attraverso la concessione di una misura di liberazione anticipata speciale (si tratterebbe di aggiungere 30 giorni per ogni semestre a coloro i quali abbiano già avuto l’ordinaria riduzione di pena di 45 giorni per buona condotta), così come si è fatto per il periodo di estremo sovraffollamento carcerario in passato. Infine, una sospensione generalizzata delle esecuzioni penali per reati sino a un certo limite di pena, sino alla risoluzione dell’emergenza sanitaria, potrebbe dare respiro alle carceri: deve essere considerato che sono molti i paesi nei quali vi è una vera e propria lista di attesa per l’esecuzione per i reati di minore gravità e – nello stesso tempo – ci sono comunque tempi tecnici talvolta di mesi che trascorrono tra la definitività della sentenza di condanna e la sua esecuzione. Senza alcun concreto pregiudizio rispetto alla pretesa punitiva dello Stato, che sarebbe solo posticipata, questa “moratoria” eviterebbe nuovi ingressi in esecuzione di pena. Da ultimo, ma come necessaria priorità rispetto a chi sia in carcere seppure “presunto innocente”, un intervento normativo che imponesse nella valutazione delle misure cautelari anche il fattore del rischio Covid consentirebbe alla magistratura più sensibile di evitare la misura cautelare più grave ogni volta in cui essa non sia strettamente necessaria, in una contingenza così particolare. Pensiamo che, proprio ora che tutti rinunciamo con fatica a un po’ delle nostre libertà, non possiamo dimenticarci della tutela e della dignità di chi vive ristretto.
Milano, 11 novembre 2020
Osservatorio Carcere Territorio Milano Francesco Maisto Garante dei Diritti delle persone private della Libertà personale comune di Milano
Anita Pirovano Presidente della Sottocommissione Carcere del Comune di Milano Ordine degli avvocati Milano Camera Penale di Milano 
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